Lazio, undici anni di B? No, sono dodici

(di Luca Pelosi, dal quotidiano "Il Romanista")

Undici anni di B? Magari, dovrebbe affermare un vero laziale. Già, perché gli anni di Serie B sono almeno 12, secondo la storia del calcio, anche se all’epoca che andiamo a raccontare non si parlava di Serie B semplicemente perché non c’era ancora il campionato a girone unico. Ma ciò che va raccontato è a tutti gli effetti una retrocessione, avvenuta nel 1925-26, tant’è che nella stagione 1926-27 la Lazio non partecipò alla Divisione Nazionale, che comprendeva i gironi da cui poi uscivano le squadre che avrebbero concorso per lo scudetto.

I fatti: la stagione 1925-26 è quella in cui si avvia il processo che avrebbe portato al campionato a girone unico. Per arrivarci, però, era necessario cominciare a ridurre il numero delle squadre partecipanti al torneo. L’assemblea della FIGC decise dunque che a fine stagione ci sarebbero state delle retrocessioni per ogni girone. La Lega Nord era divisa in due gironi e ne sarebbero retrocesse quattro per ognuno dei due. La Lega Sud era divisa nei campionati Campano, Laziale, Pugliese, Siciliano e Marchigiano. Le prime due avrebbero partecipato alla fase nazionale, le altre sarebbero retrocesse. Questa la classifica finale del campionato laziale: Alba 17, Fortitudo 16, Podistica Lazio 14, Audace 7, Roman 6, Pro Roma 0. Nella stagione 1926- 27, quindi, come fu deciso dalla Carta di Viareggio che riformò il calcio italiano nell’estate del 1926, Alba e Fortitudo parteciparono alla Divisione Nazionale. L’Audace fu assorbita dall’Alba, il Pro Roma dalla Fortitudo e la Podistica Lazio partecipò alla Prima Divisione. La seconda serie. La cadetteria. Il piano di sotto. Chiamatela come volete. La Serie B, si sarebbe detto pochi anni dopo.

Per la prima delle 12 volte della sua storia. Va anche detto che la Podistica Lazio non conquistò sul campo il diritto di partecipare al primo campionato a girone unico, quello della stagione 1929-30. Il campionato 1928-29 infatti fu disputato a due gironi, con l’obiettivo di creare un girone unico a 16 squadre per la stagione successiva cui avrebbero partecipato le prime 8 dei due gironi. La Roma conquistò facilmente il diritto, la Podistica Lazio invece si classificò all’ottavo posto a pari merito col Napoli. Siccome però gli spareggi tra le due squadre accomunate dai colori finivano sempre pari, fu deciso di ammetterle entrambe e, tirando dentro anche la Triestina, nona classificata nell’altro girone, di fare la Serie A a 18 squadre. Ultima considerazione: la storia di solito la raccontano i vincitori. Ma i laziali, pur essendo stati spesso sconfitti, pretendono di farlo ugualmente. E così cambiano i criteri a seconda di ciò che fa loro comodo. Si vantano di essere nati prima, ma non conteggiano la retrocessione che avvenne nel 1926. Dice: non era un campionato a girone unico. Vero. Infatti per loro i campionati non a girone unico contano solo quando si tratta di aggiungere dei gol a Silvio Piola, temendo che Totti possa avvicinarlo. Di sicuro fantasia e applicazione non fanno difetto ai tifosi della squadra che porta il nome della regione e che infatti al derby insultano il nome della città che li ospita.



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